» AMBIENTE - 13/06/10
LUCI E COLORI DELLE ALPI A LONDRA
Il racconto del giardino italiano premiato al Chelsea Flower Show
Conquistare una medaglia al Chelsea Flower Show, per un giardino italiano al suo debutto tra mitici archistar del verde e robuste sponsorizzazioni, non era affar semplice: in un "backstage" del palcoscenico londinese vi raccontiamo come i progettisti Zanzi e Decembrini sono stati premiati per il significato ed il coraggio della loro proposta.
Il Chelsea Flower Show, voluto dalla Royal Horticultural Society sin dal 1862, è una ambita rassegna open-air, che sotto i riflettori di giornalisti e televisioni da tutto il mondo, sancisce il gusto e le innovazioni floro-orticole dell'anno; poter competere al Chelsea significa godere di una fantastica risonanza mediatica in un contesto selezionatissimo che, come recitava quest'anno il claim della manifestazione, esprime "la vetta dell'eccellenza botanica".
Ogni anno richiedono di essere ammessi al Chelsea decine di progettisti, i quali vengono regolarmente scoraggiati e respinti dalle maglie di una normativa rigidissima, dopo un'anticamera fatta di infiniti processi e certificazioni. Ma gli sponsors non demordono, attenti alla benefica ricaduta commerciale che l'evento offre; in larga parte enti turistici, ma anche aziende produttrici di beni di lusso, quest'anno disposti ad investire anche un milione di euro per uno Show Garden - il formato più ampio previsto in competizione - e inventarsi ogni sorta di diavoleria per catturare l'attenzione del pubblico e dei media.
Dalle pietre dure che lastricano un giardino disseminato di teche di diamanti, alle cascatelle tropicali con bellissime indigene seminude, dalle strutture di design modernissimo che sottolineano l'impegno dei ricercatori nella lotta contro la dislessia, alla maxi-voliera d'antan abitata da vittoriani uccellini, dagli azzurri papaveri himalaiani incastonati nell'ambientazione che lancia un nuovissimo legno norvegese da esterni, alle piante gigantesche arrivate dall'Australia via nave e sbarcate dal Tamigi, al designer giapponese che realizza un torrentello, tra colonne di muschi verticali, sospeso nel vuoto... Per mesi progettisti di tutto il mondo sono andati alla caccia delle essenze più ricercate e costose, hanno studiato dettagli stupefacenti, prefabbricato ardite strutture, poi per l'intera settimana precedente la manifestazione ben quattromila addetti hanno costruito nel parco del Chelsea il preziosissimo mandala di giardini, destinato a vivere per gli occhi di pochi fortunati solo lo spazio di cinque giorni.
"Luci e Colori delle Alpi" è arrivato al Chelsea con la sola forza delle idee e della passione dei due progettisti Daniele Zanzi e Francesco Decembrini e di uno staff professionale devoto ed entusiasta. Sia gli amministratori pubblici varesini che quelli trentini, meno oculati dei loro colleghi d'oltremanica, avevano scartato la possibilità di veicolare a Chelsea Flower Show l'immagine turistica associata al progetto; l'installazione-giardino ha espresso non solo la capacità tecnica ma anche la caparbia sostenibilità organizzativa dei due italiani. Persino la regina Elisabetta, in visita al Chelsea, si soffermerà un tempo lunghissimo davanti a "Luci e Colori delle Alpi", chiedendo di conoscere che messaggio arriva dalle Alpi, così delicate e diverse dagli altri paesaggi, e ringraziando i designers e tutti i loro collaboratori, per aver avuto l'opportunità di conoscere da vicino questo delicato, splendido pezzetto di mondo.
"Luci e Colori delle Alpi", in sostanza una ambientazione dolomitica intessuta di elementi concettuali, ospitava essenze, muschi, licheni per la gran parte raccolti in natura sotto limitati permessi delle autorità locali o nei pochi orti botanici produttori. Una collezione di piccoli arbusti e orchidee di montagna, era stata custodita dapprima in una baita a duemilacinquecento metri di altezza, poi traslocata a valle in una specie di "reparto maternità" sorvegliato a vista, e successivamente trasferito a Londra con una epica traversata delle Alpi e poi del Mare del Nord. Una inaspettata minaccia climatica attendeva il prezioso carico, a Londra, dove un caldo tropicale esplodeva proprio nei "Chelsea days" sbalzando i londinesi da un inverno piovoso e freddo ad una repentina estate. Mentre nei parchi metropolitani la gente prendeva il sole in costume da bagno, al Chelsea si lavorava per garantire frescura e umido alle piante da competizione.
L'attenzione degli organizzatori si fissa da subito sul giardino italiano così poco convenzionale e per niente "british". Un incartapecorito esperto paesaggista inglese rispolvera dagli annali le indicazioni degli esperti della Royal Horticultural Society, preoccupanti della presenza di spirito degli uccelli in volo... nei giardini che contengono dettagli in vetro: ed ecco che "Luci e Colori delle Alpi", disseminato di piramidi e fondali a specchio, in tempo reale viene dagli eclettici designers trasformato nel "giardino amico degli uccelli" suscitando una clamorosa attenzione da parte della stampa di tutto il mondo. I giornali e le televisioni britanniche, che ogni giorno dedicano all'evento un paio di ore nella fascia serale, piombano tutti a complimentarsi, fotografare, intervistare, e la popolarità degli ingegnosi italiani cresce di ora in ora per culminare nei giorni riservati al pubblico, in cui fiumi di persone si riversano al bordo del giardino per farsi fotografare con la celebrità del momento ("io c'ero" - "me, too").
L'albero-scultura con le sue manine di legno cattura i raggi del sole per trasformarli in energia buona per la sera: "Luci e colori delle Alpi" si illumina di notte e restituisce all'ammirazione dei vip il senso di un paesaggio dolomitico silenzioso e argentato come nel riflesso della luna piena. Nelle calde serate del parco del Chelsea, a pochi passi da lì, va in onda il charity gala, con il suo corredo di musica all'aperto, passerelle, ladies, cappellini, canapes e champagne. L'occasione è propizia per incontri eccellenti ed in varie lingue si sente bisbigliare di viaggi, imprese, meraviglie, e c'è da scommetterci che gli affari nati alla luce di questa incantevole serata saranno i più dolci dell'anno.
È giunto il tempo di distruggere il mandala, ringraziando l'Assoluto per l'esperienza che ci è stato concesso vivere. Nelle tasche di Zanzi e Decembrini una piccola-grande medaglia di bronzo, ma loro sono già all'opera e con tanta pazienza, ancora, le piramidi, gli scenari, le nurseries di licheni, le roccette, l'albero con le manine, le arrabbiature e la felicità, le emozioni, tutto viene stoccato nel camioncino fucsia per compiere nuovamente il lunghissimo viaggio e tornare a casa, come dice il mandala: a nuova vita.


nella foto:
Il giardino premiato a Chelsea
di: Carla Tocchetti
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