» SOCIETA' - 25/07/10
IL "MODELLO HELEN KELLER" PRINCIPIO ISPIRATORE PER I FUTURI MEDICI DELL'INSUBRIA
Sordomuta e cieca fin da piccolissima
All'Università dell'Insubria, il professor Paolo Severgnini del Dipartimento Ambiente Salute Sicurezza con il professor Maurizio Chiaranda, Preside del Corso di Laurea Infermieristica, ha recentemente organizzato una lezione per gli studenti del corso universitario di specializzazione in Anestesia e Rianimazione, tenuta dalla professoressa Gabriella Sechi Metra, dal titolo "Comunicare è una impresa possibile".
Scopo della lezione è stato offrire ai futuri medici delle terapie intensive (dalle urgenze alla rianimazione) una riflessione sulla opportunità di andare sempre incontro al paziente anche in condizioni estreme, e stabilire comunque un contatto, anche quando lo scambio relazionale sembra non ragionevolmente possibile.
In controtendenza con l'attuale sistema di gestione sanitaria, laddove per motivi di presunta efficienza ospedaliera oggi viene imposta la procedura di un protocollo "a catena di montaggio", Severgnini, Chiaranda e il dottor Massimo Raso della Terapia Intensiva Generale di Varese hanno invece posto l'accento sui molti benefici che una gestione "umana" del paziente, ovvero una sintonia globale profonda e rispettosa da parte del curante, può generare sul decorso terapeutico e sulla qualità del vissuto ospedaliero sia dei ricoverati che dei loro familiari.
La professoressa Sechi, attraverso alcuni avvincenti filmati d'epoca recuperati, ha documentato l'esempio simbiotico tra Helen Keller, sordomuta e cieca fin da piccolissima, e Annie Sullivan, la sua tutrice-istitutrice: insieme riuscirono a strappare la bimba dalla condanna del buio e del silenzio sperimentando, con grande forza d'animo, una qualche forma di comunicazione, che permise a Helen dapprima di relazionarsi con il mondo ed in seguito studiare, laurearsi e vivere una vita straordinaria: divenne persino ambasciatrice della pace nel mondo per gli Stati Uniti d'America.
Al termine, pioggia di domande da parte dei giovani medici, alcuni per la primissima volta affascinati dal "case history" di Helen e Annie, nel secolo scorso per oltre cinquant'anni protagoniste della ribalta (il film divulgativo "Anna dei Miracoli", girato in USA e poi in Italia poco prima della morte di Helen, è dei primi anni sessanta). Commenti significativi, nel segno di una sincera riflessione: "...sono stata molto colpita dall'empatia tra Helen e Annie: Helen, trovando la giusta fiducia in Annie, si affida totalmente alle cure della sua tutrice e questa riesce con profonda umiltà (cosa che dovrebbe contraddistinguere un buon medico) ad applicare le proprie conoscenze e a "guarire" Helen..." .
"La storia di Helen Keller, o meglio, la storia di Helen e Anne, può essere ritenuta come emblema del rapporto insegnante - allievo", concorda un altro specializzando. "Non è scontato riflettere un momento e rendersi conto che di piccole Helen Keller sono pieni i nostri reparti ... e nemmeno ce ne accorgiamo perché purtroppo ci stupisce solo lo straordinario ... ognuno di noi conosce almeno una Helen, una persona che ha lottato per esprimere se stessa partendo dai più vari limiti..." prosegue emozionata una giovane dottoressa. E poi: "Alla fine della lezione mi sono subito chiesto se una persona comune, pur possedendo doti straordinarie come quelle dimostrate da Helen ma senza le difficoltà in cui lei si è trovata, avrebbe mai compiuto lo straordinario percorso che lei ha svolto. Forse no, e allora per quale motivo dobbiamo trovarci in difficoltà per essere costretti a tirare fuori quelle risorse che possediamo ma che restano sopite in noi?".
Per tutti, è stato fonte di ispirazione il motto più celebre di Helen Keller, cioè: "per le cose più grandi e belle della vita non servono occhi e orecchie, possiamo sentirle con il cuore". Conclude Severgnini: "Sono felice di avere avuto l'opportunità di presentare Helen Keller agli studenti: se questo ha potuto stimolare la formazione di medici umanamente migliori il nostro sforzo sarà valso la pena, perché ne abbiamo molto bisogno".


nella foto:
Helen Keller con Annie
di: Carla Tocchetti
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