» ATTUALITA' - 07/11/10
MANCA L'ACQUA PER UN GIORNO: ALCUNE DOMANDE A RIFLETTORI SPENTI
La rientrata emergenza non può far dimenticare la difesa dell'ambiente
Una temporanea emergenza, iniziata in mattinata di martedì 2 novembre e già rientrata in serata, ha lasciato un terzo delle famiglie di Varese, e tutte quelle dei comuni di Luvinate e Casciago, senza disponibilità di acqua potabile. Si è trattato di una circostanza di origine non naturale, avvenuta per mano dell'uomo: lo sversamento di idrocarburi nelle falde acquifere luvinatesi, le quali sono state prontamente isolate e ripulite con l'uso di solventi. Ordinanze sui siti web degli enti, news online, SMS di allerta, la macchina mediatica ha potuto sollecitamente documentare l'impegno delle istituzioni nell'avvisare a scopo preventivo la popolazione e nel disporre un immediato bypass per un circuito idrico alternativo. Tutto rientrato nella normalità, "tiriamo un sospiro di sollievo". Spenti i riflettori, domani i giornali parleranno di altro e il problema non ci riguarderà più. O no?
Sia stato un incidente o un gesto sconsiderato, la contaminazione di falde acquifere con benzina o simili può avere gravi conseguenze su tutto l'ecosistema circostante, di cui anche noi (e non solo noi) esseri umani facciamo parte. Vi sono precise normative, che tutelano la sicurezza della gente, che regolamentano lo smaltimento di inquinanti: gli idrocarburi sono sostanze potenzialmente cancerogene se non letali, anche se bisognerebbe trangugiarne mezzo bicchiere per stare male. Come si può pensare di mettere a repentaglio la salute di tutti, per risparmiare il costo (magari poche centinaia di euro) di uno smaltimento controllato?
Il liquame sversato, correndo a valle, avrà progressivamente contaminato l'habitat di flora e fauna del nostro territorio? L'area ricompresa tra il Campo dei Fiori e il Lago di Varese è un ecosistema acquatico vivo ed articolato che gode di una straordinaria ricchezza di sorgenti, torrenti, stagni, laghi e laghetti. Ogni rilascio di inquinanti chimici nell'ambiente impatta sul sistema immunitario degli organismi animali più fragili e ne altera i meccanismi riproduttivi.
Favorite dagli "incidenti di gestione" nei corpi idrici, le specie animali "forestiere", rustiche ed aggressive, vengono a competere con le autoctone: alla ribalta solo un paio di mesi fa, nel lago di Varese, è salito il gambero della Louisiana che minaccia il nostro sempre più raro e fragile gambero di fiume, divenuto specie protetta. Diventa un imperativo urgente la realizzazione di corridoi ecologici (come quello di collegamento tra il Parco del Campo dei Fiori e il Parco del Ticino), tesi a creare riserve naturali per la tutela della biodiversità locale.
Viene alla mente, fatte le dovute proporzioni, il disastro ambientale causato dai pozzi di petrolio nel Golfo del Messico: una serie infinita di coincidenze imprevedibili (forse) a cui nessuno per settimane è stato capace di porre rimedio. In molti pensano: è una cosa che non ci tocca, è avvenuta lontano da qui. Ma che scenario avremmo se l'incidente, nel caso di Luvinate, avesse avuto conseguenze permanenti o durature? Panico, allarmismo. Caccia all'untore. Boschi ammalati, niente più castagne e more, addio a leprotti, salamandre, picchio rosso. Code interminabili ai supermercati in città, per conquistare qualche bottiglia di acqua... naturale, vengono messe in vendita una volta alla settimana e il costo ovviamente schizza alle stelle. Da subito, si rivela un problema smaltire centinaia di migliaia di contenitori PET vuoti. Crollo delle fatturazioni della società che gestisce il servizio dell'acqua, i dipendenti finiscono in cassa integrazione. I giornali intervistano i politici di turno, nessuno che sa dare una risposta. I bambini non capiscono, gli anziani scuotono la testa. Saremmo preparati a tutto questo?
Siamo alle soglie di un passaggio epocale, abbiamo crescenti possibilità di comunicazione e di informazione, dobbiamo tradurle in opportunità. Teniamo accesi i riflettori su questi temi, parliamo dell'inquinamento e cominciamo a fare qualcosa di concreto, tutti. Dobbiamo abituarci a considerare la nostra impronta ecologica, cioè le conseguenze dei nostri gesti sull'ambiente. Torniamo a prendere coscienza del mondo in cui viviamo, senza individualismi. Dobbiamo poter portare i nostri bambini a scherzare con i cigni sulla riva del lago orlato di ninfee, a bagnare i piedi nel torrente che era già lì centinaia di anni fa, a scorgere i pesciolini nel fresco della piccola fonte che nasce dal sottosuolo, a sentire nelle narici profumo di lago. I bellissimi luoghi che abitiamo chiedono di essere amati e rispettati, sempre, non solo sotto i riflettori. Se ne avremo cura, evitando di lasciare segni che ne intaccano la purezza, potremo lasciare un vero dono a chi verrà dopo di noi.


nella foto:
uno scorcio del Lago di Varese
di: Carla Tocchetti
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