» ATTUALITA' - 07/11/10
MANGIARE VEGETARIANO
Una scelta ambientalista o marketing-oriented?
Percorrendo in fretta le corsie del supermercato, quando facciamo la spesa, risuonano dentro di noi le parole lette nelle rubriche dei giornali, o ascoltate in TV dal nutrizionista di turno. La quantità di alimenti "naturali" che ritroviamo sugli scaffali è in costante aumento, proporzionale alla quantità di parole che il marketing adotta per fare leva sulla nostra capacità di acquisto. Confusi dalla terminologia pubblicitaria, siamo attratti a comprare alimenti ecologici, naturali, integrali, "bio", biologici, biodinamici, prodotti con il metodo della lotta integrata, etc.
Il dizionario della legislatura italiana fatica a stare al passo con le nuove parole del cibo. Mancano leggi che definiscano una produzione "ecologica" o "naturale", e con queste anche precise garanzie di tutela al consumatore. Gli alimenti integrali, generalmente intesi come non raffinati, possono derivare da agricoltura biologica (in inglese: "organic") oppure biodinamica; per entrambe fortunatamente esistono normative e certificazioni sulle tecniche di coltivazione (nella produzione biodinamica in più ci si attiene ai cicli astronomici e lunari). Mentre, ancora privo di legislazione specifica, resta il metodo della lotta integrata, che consente di diminuire nelle coltivazioni, senza tuttavia eliminarlo, l'uso di antiparassitari e concimi chimici.
In Italia, quello del "naturale" è un mercato alimentare in crescita, non ancora in grado di soddisfare la potenzialità della domanda. Il marketing trova terreno fertile per cavalcare un sempre più vasto movimento di opinione che associa all'alimentazione, talvolta in modo contraddittorio, concetti vicini ad una visione etica dell'ambiente e della vita che viviamo. Educazione all'alimentazione, responsabilità verso l'ambiente, cultura del territorio, mangiare locale, commercio equo e solidale...
Si parla di "chilometro zero" per definire la produzione alimentare vicina a chi acquista e consuma. Sistemi alimentari locali, siano agricoli, pastorali o ittici, lottano nel mondo per mantenere la "sovranità alimentare" e la "biodiversità" produttiva, in contrasto con la standardizzazione imposta da macrocircuiti commerciali e distributivi. C'è chi, come la FAO, sostiene che la produzione di carne sia in parte responsabile del riscaldamento del pianeta, chi addebita agli allevamenti un irragionevole consumo di acqua, e chi conduce una battaglia affinché questi stessi allevamenti debbano confluire in un ecosistema equilibrato rispettoso delle molte popolazioni che dall'allevamento animale dipendono.
L'individualismo economico dei nostri giorni, esasperato dalla necessità del marketing di categorizzare gli uomini per capirne la potenzialità di acquisto, conia sempre nuove definizioni, e nuovi target. Chi mangia di tutto, come si definisce? Onnivoro, diceva l'antico sussidiario. Oggi, se il soggetto non è insensibile alle problematiche ambientaliste, si dice... ecotariano. Se il soggetto privilegia il consumo di prodotti locali: locàvoro (neologismo inserito recentemente nell'Oxford American Dictionary ed eletto parola dell'anno). Il pensiero vegetariano invoca il rispetto di tutte le creature senzienti, auspicando che non si uccida più per mangiare; e con le dovute differenze semantiche, a ruota compaiono vegetaliani con la "elle" o vegani (niente carne, pesce, latte, uova, miele), pescetariani (solo pesce e verdura), fruttariani (solo frutta), flexitariani (tavolta carne, talvolta pesce), crudisti (solo cibi crudi).
La scelta vegetariana sale alla ribalta dei media con le parole di Umberto Veronesi: "Per nutrire una popolazione in aumento costante saremo costretti a diventare vegetariani, ritornando in fondo alla nostra natura originaria". Tra motivazioni salutistiche e valutazioni sulla globalizzazione economica, il grande medico ribadisce con autorevolezza scientifica che l'eliminazione di prodotti di origine animale dall'alimentazione umana non solo non è dannosa ma anzi è preferibile poiché previene gravi patologie.
Posto che al lettore a questo punto sia sorta la curiosità di accostarsi al vegetarianismo, come provarci? All'inizio si può adottare un regime semivegetariano, eliminando carni rosse e preferendo le bianche, e mantenendo il pesce. Successivamente, si può passare al latteovovegetarismo (no alle carni e al pesce, sì a uova, latticini, e miele). Infine il grande salto al vegetalismo con la "elle": sono consentite solo verdure, legumi, semi oleaginosi, frutta. Per non rendere improvvisamente sbilanciata la propria dieta la civiltà orientale suggerisce che esistono valide fonti nutrienti, alternative agli alimenti di origine animale: le alghe, la soia, la melassa, il seitan, il tofu.
Il viaggio verso la nuova scelta alimentare, e di vita, sarà migliore in compagnia di un ottimo libro di ricette come "Vegetarianismo: etica e salute" recentemente dato alle stampe dall'erborista viggiutese Gabriele Peroni e dalla moglie Cleo. Lasciate le considerazioni planetarie, uno sfizioso capitoletto sulla alimentazione "cromologica", che si avvale di frutta e verdura di stagione in funzione del bioritmo cosmico, regalerà ai più curiosi una nuova esperienza energetica e sensoriale collegata al cibo. Si sa, tutte le rivoluzioni cominciano per strada e finiscono a tavola!


di: C.T.
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